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CONTESTO NAZIONALE: IL VENEZUELA

Caratteristiche geografiche e climatiche

Situato nell’estremo nord del Sud America, il Venezuela si estende per 916.700 Km quadrati ed è il settimo stato per estensione della regione. E’ l’unico paese che, allo stesso tempo, appartiene alla Regione andina e si affaccia sull’Oceano Atlantico, nel Mare dei Caraibi. Confina a sud con il Brasile, ad Est con la Guayana inglese, ad ovest con la Colombia e a nord con il mare. Il paese possiede una enorme quantità di varietà climatiche (rappresentate in 27 zone), e vari paesaggi geografici: dall’amazzonia, alle pianure, alle montagne, alla costa marina. Il paese possiede poi molti fiumi e bacini d’acqua, il lago di Maracaibo e il Rio Orinoco sono le due piú importanti riserve d’acqua del paese. Geograficamente possiamo dividere il paese in quattro grandi zone:

Fasi storiche fondamentali

Il Venezuela è stato popolato da vari gruppi indigeni di minore importanza e sviluppo rispetto alle grandi civiltà che hanno popolato altre zone dell’America Latina (Maya, Incas e Aztechi). I gruppi indigeni che popolavano queste terre prima della conquista spagnola furono principalmente tre:

Con l’arrivo degli spagnoli, le popolazioni indigene sono state sterminate e rimpiazzate dai neri africani. Era il tempo della tratta e del «triangolo negriero»: le navi portavano dall’Inghilterra tessuti manufatti verso le coste africane dove venivano scambiati con i neri fatti prigionieri. Questi schiavi erano venduti in America in cambio di canna da zucchero ed altri prodotti locali che venivano rivenduti in Inghilterra da cui ricominciava il circolo commerciale. Le popolazioni nere si sono stanziate soprattutto lungo la costa venezuelana dove la mano d’opera era piú necessaria: nelle piantagioni di canna da zucchero e di cacao, in particolare.

Nei primi decenni del 1800, con Simon Bolivar e le sue idee ispirate dal clima generato dalla rivoluzione francese, ha inizio il processo di indipendenza del paese contro la dominazione spagnola che porterà alla nascita della Repubblica del Venezuela.

Con la scoperta del petrolio negli anni "20 del secolo scorso, l"economia del paese, fino ad allora quasi completamente agricolo, cambia drasticamente. Varie dittature militari, tra cui le piú importanti sono quella di Juan Vicente Gomez ( fino al "36 ) e quella di Marcos Pèrez Jimenez ( che termina nel "58), caratterizzano questi anni di sviluppo dell"industria petrolifera e finiscono per trasformare il paese. Tutto il sistema economico, finanziario e politico dipendono in modo quasi totale dai processi di trasformazione e vendita "dell"oro nero".

Nel 1958, sconfitta la ditatura militare di Perez Jimenez, viene instaurato un sistema democratico: una Repubblica presidenziale con elezione diretta del presidente ogni quattro anni. Il sistema del bipartitismo comincia a prendere forma: da un lato il partito Acción Democratica (social democratico) e dall’altro COPEI (democristiano) si alternano al potere ad ogni elezione presidenziale.

Il boom petrolifero degli anni "70 permette un forte miglioramento delle condizioni di vita di buona parte della popolazione, anche se estremamente dipendente dalla fluttuazione del prezzo del petrolio a livello internazionale. Nel 1973 il presidente Carlos Andrès Perez nazionalizza il petrolio e tutte le risorse estrabili del sottosuolo. Tuttavia, anche il Venezuela inizia quel processo di indebitamento estero che caratterizza le principali economie latinoamericane degli anni "80. Nel 1989 è necessario un primo programma di ristrutturazione del debito sostenuto dal FMI con un prestito di 7 milioni di dollari in cambio di un severo programma d"austerità. Quest"ultimo porterà alla prima grande rivolta popolare che scoppierà lo stesso anno e resterà conosciuta come il "Caracazo" (centinaia di morti tra i manifestanti e primo colpo al sistema del bipartitismo). Nel 1994, la seconda grave crisi colpisce il sistema finanziario (chiudono per bancarotta e frode 17 banche del paese, una dopo l"altra, dopo la chiusra del Banco Latino, la seconda banca del paese). L"anno precedente il presidente Carlos Andrès Perez, eletto per la seconda volta, viene destituito dalla presidenza per corruzione. Il sistema è sempre piú in bilico. Con il presidente Caldera (eletto nel 1994), ha inizio una frattura con i partiti tradizionali e si avvia un processo di riforme chiamate "Agenda Venezuela" che prevedono la riduzione del deficit, la liberalizzazione dei mercati ed un nuovo prestito dell"FMI.

Nel 1998 vince le elezioni il presidente Hugo Chavez, ex militare golpista, che riesce a guadagnarsi uno spazio di fiducia tra le classi povere e in parte della classe media, sempre più delusa dai risultati delle politiche precedenti. Si avvia un processo costituente che porterà al referendun del 1999 nel quale si approva la nuova costituzione della "Repubblica Bolivaria de Venezuela". I partiti tradizionali sono sostanzialmente scomparsi dalla scena pubblica, un lento e profondo processo di trasformazione di tutto il sistema politico ed amministrativo è ormai in atto. Il presidente Chavez rimette il proprio mandato nel 2000 per adattare il sistema istituzionale alla nuova costituzione e torna a vincere con un enorme margine sugli avversari.

L’11 aprile 2002 fallisce un colpo di stato nel giro di quarantotto ore. Questa crisi istituzionale nasce da una serie d’errori commessi dal governo di Chavez che non è stato capace di evitare lo scontro frontale con le parti sociali: industriali, sindacati, Chiesa e società civile. Tra la popolazione è cresciuto il malcontento della classe media ma pure di quella più povera delusa dalle tante promesse populiste rimaste solo sulla carta. I media, i partiti tradizionali e parte dell’esercito hanno a loro volta deciso di sostenere un cambiamento al vertice.

Tuttavia, lo scontro all’interno dell’esercito e una serie di decisioni suicide dell’autonominato presidente Carmona (la più grave è aver dichiarato decaduto il Parlamento) hanno permesso a Chavez di tornare al potere nel giro di due giorni. Oggi, anche se la parola d’ordine è riconciliazione, Chavez deve fare i conti con un consenso popolare che nel giro di tre anni è passato dal 90% al 30%.

Assetto politico-amministrativo

Il Venezuela è una repubblica presidenziale e federale con elezioni multipartitiche. La costituzione attualmente in vigore è stata promulgata il 30 dicembre 1999.

Il potere legislativo è esercitato da un’unica camera, l’Asamblea Nacional, eletta ogni 5 anni e sostituisce le due camere precedenti la riforma costituzionale del 1999. I 165 deputati sono eletti con suffragio diretto, universale e segreto e, per ciascuno stato, il loro numero è determinato dalle dimensioni della popolazione su base proporzionale. Le minoranze indigene hanno il diritto di eleggere tre rappresentanti.

Il potere esecutivo è esercitato dal Presidente della repubblica eletto con suffragio universale ogni sei anni, il mandato può essere rinnovato una sola volta. Ha il potere di nominare e rimuovere i ministri, di prendere il comando delle Forze Armate, di gestire le relazioni estere dello stato, di dichiarare lo stato di emergenza e di sospendere i diritti civili previsti dalla costituzione, di convocare sessioni straordinarie dell’Asamblea Nacional e di gestire le finanze nazionali.

Il potere giudiziario è esercitato, ai vertici, dal Tribunale Supremo di Giustizia che è la più alta corte della Repubblica e i cui 20 membri sono designati dal parlamento e restano in carica per un massimo di 12 anni. Ha il potere di abrogare leggi, regolamenti e qualsiasi altro atto del potere legislativo o esecutivo in contrasto con la costituzione. Esistono tribunali militari, per minorenni, del lavoro, amministrativi, finanziari e agricoli. In ogni stato esiste un tribunale di ultima istanza e corti secondarie civili e penali.

Il paese è suddiviso in 23 Stati. Ogni Stato possiede un proprio Governatore, un’assemblea costituente, una camera dei deputati e gode di una notevole autonomia decisionale e politico-amministrativa sempre nel rispetto della costituzione e delle leggi della repubblica. Ogni Stato è diviso in Municipi, che a loro volta si dividono in Parrocchie civili, che rappresentano la più piccola unità amministrativa del paese. Esistono inoltre i comitati di quartiere, soprattutto nei grandi quartieri periferici delle città.

Dati demografici, socio-economici ed occupazionali

Popolazione

L’ultimo censimento è stato realizzato nell’anno 1990. I dati di cui si dispone sono, in parte, proiezioni. Nel dicembre 2001 è stato fatto un nuovo censimento, ma i risultati non sono ancora stati resi pubblici al momento della stesura del presente progetto.

La proiezione ufficiale piú recente è quella dell’ OCEI (Oficina Central de Estadistica e Informatica) riferita all’anno 1999 la quale stima la popolazione totale a 23.706.711 abitanti. La popolazione femminile è di 11.776.240 (49.67%), mentre quella maschile è di 11.930.471 (50.33%). La densità della popolazione a livello nazionale è di 25.3 abitanti per Km quadrato. La popolazione urbana costituisce l’ 84% del totale, mentre quella rurale solo il 16% restante (secondo fonti dell’UNDP il 94% si trova in città, mentre solo il 6% in campagna).

Il grosso della vita sociale ed economica del paese si svolge in poche grandi città: Caracas, Maracaibo, Barquisimeto, Valencia, Maracay, Puerto La Cruz e Ciudad Guayana.

I giovani di età inferiore ai 24 anni sono 12.608.771, piú della metà della popolazione totale (53.18%). I giovani sotto i 15 anni sono 5.322.435 (22.45%) e quelli sotto i 4 anni sono 2.771.376 (11.69%): dati che evidenziano una realtà sociale estremamente giovane nel suo insieme.

La popolazione è per l"85% meticcia ( una mescolanza tra europei, indigeni ed africani). Le etnie indigene, solo il 7%, sono divise in 27 gruppi, ognuno dei quali con una propria lingua. Il resto della popolazione è composto da minoranze di recente immigrazione come cinesi e guyanesi (di origine indu). Le migrazioni europee del diciannovesimo secolo e della prima metà del ventesimo erano prevalentemente di origine spagnola, portoghese ed italiana. In seguito si è verificato, fino ai giorni nostri, una forte immigrazione latinoamericana (in particolare colombiana e, sulle Ande, anche ecuadoregna e peruviana).

La religione è prevalentemente cristiana cattolica, con delle minoranze protestanti e alcuni gruppi musulmani e di religioni orientali.

I principali dati demografici e sociali sono riportati nella seguente tabella1:

Crescita annua della popolazione (%) 2.09
Densità (abitanti per km quadrato)25.30
Speranza di vita alla nascita72.80
Tasso fertilità totale2.98
Mortalità infantile (su 100.000 nati vivi)20.90
Tasso di mortalità neonatale (su 100.000 nati vivi)12.70
Tasso di mortalità postanatale (su 100.000 nati vivi)8.20
Analfabetismo (%)9.10

Sistema scolastico

La costituzione prevede un sistema educativo gratuito per tutti. La scuola si divide in scuola primaria e secondaria, poi si accede all’università (anch’essa gratuita). Sono però molte le scuole private, soprattutto cattoliche, che coprono molti «buchi», sia in termini di quantità che di qualità. Nelle scuole pubbliche, normalmente, si devono fare due turni di studio, in quanto le strutture non sono sufficienti per tutte le richieste.

Le scuole pubbliche in Venezuela si dividono in tre tipi: "Municipali", "Statali", "Nazionali".

Le prime dipendono direttamente dai municipi locali, quelle statali dai governi di ogni Stato, mentre quelle nazionali dipendono direttamente dal Ministero della Cultura, dello Sport e dell’Educazione. Con il Governo di Chavez sono state introdotte, tra le scuole nazionali, le cosiddette scuole bolivariane. Le scuole tradizionali sono a mezzo tempo (ogni giorno 5 ore di lezione di 45 minuti con turni la mattina e il pomeriggio), mentre in quelle bolivariane si prevede il tempo pieno, con a disposizione il servizio di mensa scolastica e l’introduzione di materie complementari, finalizzate allo sviluppo di abilità particolari e di valorizzazione della cultura (riscatto della tradizione).

Di fatto, il 13% dei bambini tra i 4 e i 15 anni non frequenta la scuola. Il tasso di abbandono scolastico è molto alto: tra i 6 e i 15 anni, il 69% degli alunni iscritti lasciano la scuola prima di terminarla. Così, ogni 100 alunni iscritti al primo anno della scuola primaria, uno solo arriva all’università. Ogni 100 iscritti all’università, solo uno termina nei tempi stabiliti, mentre tre finiscono in tempi più lunghi. Gli altri non proseguono gli studi.

Dati occupazionali

La forza lavoro complessiva nel 2000 era di circa 10.3 milioni di occupati con una crescita media annua del 3.8%, un tasso superiore a quello di crescita della popolazione stessa. Tuttavia, la disoccupazione è rimasta un problema durante tutti gli anni novanta a causa della scarsa crescita economica e di un calo della domanda interna. Nel 2000 il tasso di disoccupazione è stato del 13.2%, l’occupazione nel settore informale è uno dei più alti di tutta l’America Latina con una stima al 53.2% della popolazione.

Mentre negli anni sessanta il 35% della popolazione attiva era impiegata nel settore agricolo, nel 2000 questo dato è sceso al 11%. Nello stesso anno il 67% della forza lavoro era impiegata nei servizi e il 23% lavorava nel settore industriale.

Sempre nel 2000, la forza lavoro nel settore pubblico era complessivamente del 17%, un dato certamente alto ma giustificato dalla riluttanza del governo a procedere con una seria razionalizzazione del settore che comporterebbe un inevitabile incremento del tasso di disoccupazione.

L’industria petrolifera, la più importante del paese in termini economici, impiegava nel 2000 solo 40.000 lavoratori, meno dell’1% della forza lavoro totale.

Contesto macroeconomico

Le risorse del paese sono immense: il petrolio ha riserve che superano i 64.000 milioni di barrili e fanno del Venezuela il sesto paese al mondo in quanto a riserve. La produzione attuale si avvicina ai 2.700.000 barili al giorno, occupando cosí la settima posizione tra i produttori mondiali. Altra riserva molto importante è quella di petrolio pesante e super pesante (oromulsione) che si trova nella falda bituminosa del Rio Orinoco, che rappresenta il 51% delle riserve mondiali. Le risorse petrolifere del paese sono gestite ed amministrate dallo Stato attraverso la compagnia PDVSA (Petroleos de Venezuela).

Questa notevole risorsa è, tuttavia, anche il limite dell’economia venezuelana. La pesante dipendenza dal petrolio rende il Venezuela vulnerabile ai cambiamenti dell’economia internazionale, in particolare alle variazioni del prezzo di questa materia prima. Ci sono stati in passato una serie di tentativi di diversificare l’economia del paese. A metà degli anni settanta, sono stati attivati programmi statali di industrializzazione concentrati sullo sviluppo dell’industria pesante e inoltre, agli inizi degli anni novanta, sono state promosse politiche a sostegno di esportazioni estere di prodotti non petroliferi. Tuttavia, nel 2000 la dipendenza del Venezuela da un’unica materia prima è ancora notevole come dimostra il fatto che l’ industria del petrolio garantisce l’80% delle entrate dello stato, l’84% dei ricavi derivanti dalle esportazioni estere e rappresenta il 28% del PIL.

Nel 1999, il taglio della produzione petrolifera e la recessione economica hanno compensato l’aumento del prezzo del petrolio portando ad un deficit del 3.1% sul PIL. Nel 2000, il drastico aumento del prezzo del petrolio ha solo parzialmente ridotto questo deficit ( sceso al 1.8% ) a causa del contemporaneo aumento della spesa pubblica del 46% nel tentativo, da parte del governo nazionale, di accellerare la ripresa economica.

Inoltre, bisogna citare l’estrema debolezza del sistema fiscale venezuelano. L’evasione fiscale rimane il problema maggiore con un’evasione dell’ IVA stimato intorno al 40% nel 2000 mentre l’evasione sui redditi imponibili e i dazi doganali arriva, per entrambi, al 60%.

Per quanto riguarda il costo della vita, gli anni novanta hanno registrato una elevata inflazione con tassi del 60% nel 1995 e 1996 e addirittura il 99.9% nel 1997. Successivamente, il calo della domanda interna e la decisione del governo di aumentare gli stipendi minimi a un tasso inferiore a quello di inflazione hanno contribuito a contenere l’aumento dei prezzi, portando il tasso di inflazione al 23,6% nel 1999 e al 16,2% nel 2000.

Oltre al petrolio, il Venezuela è un paese ricco di molte altre risorse naturali. Esistono immense riserve di gas naturale: si calcolano 3,9 miliardi di metri cubi disponibili che fanno del Venezuela il settimo paese al mondo per quantità di riserve.

Le riserve idriche sono abbondanti: 700 milioni di metri cubi di acque superficiali e 22.000 milioni di acque sotteranee. Circa l’85% si trova nel territorio a sud del Rio Orinoco. Con queste riserve, la produzione di energia idroelettrica è molto elevata: si stimano 83.430 MW che sono prodotte da una serie di dighe situate nella regione della Guayana e sulle Ande.

Infine i minerali, sia metallici che non metallici, sono abbondanti in tutto il paese: ferro, bauxite, oro, diamanti, nichel, piombo, sale, gesso e fosfati.

Indice di sviluppo umano

Il più recente studio sull’indice dello sviluppo umano (ISU) che ha realizzato l’UNDP di Caracas è il rapporto 2000, che aggiorna i dati al 1998.

Di seguito ecco il quadro riassuntivo:

Speranza di vita alla nascita72,80
Longevità*0,7967
Tasso adulti alfabetizzati90,90
Tasso iscrizione scolastica 6-24 anni59,96
Livello di istruzione**0,8059
PIL procapite 1998(PPA US$)2,647
Livello di vita***0,4720
Indice ISU0,6915
*longevità calcolata considerando un valore minimo di 25 anni e uno massimo di 85
**livello di istruzione calcolato con media ponderata di tasso di alfabetizzazione adulti (due terzi) e tasso di iscrizione scolastica (un terzo)
***livello di vita misurato attraverso la parità di potere di acquisto espresso in dollari considerando un valore minimo di 200 e uno massimo di 5385 dollari

Confrontando i dati dal 1990 ad oggi, il Venezuela è passato da un indice ISU di 0,8210, che lo collocava tra i paesi ad alto sviluppo umano, ad uno 0,6915, passando tra i paesi a sviluppo umano medio. Nel 1990 si trovava al quarantottesimo posto nella graduatoria mondiale ora, invece, occupa la posizione 102. Bisogna inoltre tener conto che questo dato è una media nazionale: dobbiamo considerare la grandissima differenza interna esistente tra i vari Stati. Il Distrito Federal è lo Stato con indice ISU più alto: 0,8091, corrispondente ad un elevato sviluppo umano; mentre lo Stato Delta Amacuro ha un indice ISU di 0,5269, un valore che caratterizza paesi a basso sviluppo umano. Lo Stato di Mèrida, nel quale si svolgerà il progetto in presentazione, ha un indice ISU di 0,6523, appena sotto la media nazionale. Inoltre, all’interno dello Stato di Mèrida stesso, ci sono differenze notevoli tra i vari municipi. Di seguito vedremo queste differenze.

Povertà

Secondo i dati di una ricerca dell’Università Cattolica di Caracas il totale delle famiglie venezuelane povere era, nel 1975, del 33%. Nel 1997 questa cifra è salita al 67,2%, della quale il 36,3% è di povertà estrema ossia in una situazione nella quale una famiglia non ha entrate sufficienti per la cesta alimentare5 e il restante 30,9% di povertà critica (ossia un’entrata inferiore a due ceste alimentari). Inoltre, se si considera la capacità di soddisfare le necessità primarie, il numero di famiglie in povertà raggiunge un milione e trecentomila. Due terzi dei bambini tra i zero e i cinque anni vivono in queste famiglie povere (1.795.466 bambini). Sebbene l’88% delle case riceve servizio di acquedotto, solo il 55% lo riceve regolarmente tutti i giorni. Il 27% delle case non dispone di servizi fognari.

Una ricerca sulla distribuzione del reddito familiare, svolta dal quotidiano «Tal Cual»6, afferma che la classe povera spende il 65% del reddito familiare per l’alimentazione, il 18% per i trasporti, il 15% per l’abitazione e il 2% per l’educazione: nulla per il risparmio e per il tempo libero. La classe più ricca spende il 25% per alimentazione, il 15% per trasporti, il 25% per l’abitazione, il 15% per l’educazione, il 10% per il tempo libero e il 10% per il risparmio.

La differenza di reddito fa sì che il 20% dei più ricchi possieda il 53% delle entrate nazionali, mentre il 20% più povero acceda solo al 4% di queste.